PACE CONVEGNO RAI-COMUNE PER PROMUOVERE IL DIALOGO

Iniziativa internazionale contro le guerre nel mondo. Favorire la partecipazione delle donne ai tavoli decisionali,
 
Lunedì prossimo, 18 luglio, dalle 10 in poi, si svolgerà un incontro promosso dal Comune di Assisi e dalla Rai (Rai Umbria e Rai per la sostenibilità) nella Sala della Conciliazione sul tema della pace e sull’impegno a promuovere il dialogo Inter religioso e interculturale, favorendo la partecipazione delle donne ai tavoli decisionali.
“Assisi è la città che parla al mondo di valori come la pace e l’accoglienza, la fraternità e la solidarietà – ha detto il sindaco Stefania Proietti – e per questo è la sede giusta per ospitare un incontro che si propone di promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti attraverso la diplomazia, la cooperazione, il dialogo. Come amministrazione aderiamo con convinzione al progetto Rai “No Women No Panel” per l’equilibrio di genere nel dibattito pubblico e ai tavoli decisionali dove si parla anche di guerra”.
Il programma del convegno prevede due momenti: il primo incentrato sul tema “La partecipazione delle donne ai tavoli strategici e militari può cambiare la storia?”, il secondo sul “ruolo del terzo settore nei processi di pace: movimenti femministi e religiosi, associazioni, pacifisti, ong.
Dopo i saluti istituzionali dei vertici della Rai, del sindaco, della presidente della regione e del custode del Sacro Convento, si succederanno gli interventi di Marina Sereni, viceministra degli Affari Esteri e cooperazione internazionale; Francesca Di Giovanni, Sotto-Segretaria di Stato della Santa Sede, Sezione Rapporti con gli Stati; Grammenos Mastrojeni, segretario generale aggiunto Unione per il Mediterraneo; Alessandro Minuto Rizzo, presidente Nato Defense College Foundation; Serena Giusti, ISPI Senior Associate Research Fellow for the Russia, Caucasus and Central Asia;  Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini Presidente Coreis, Comunità Religiosa Islamica Italiana; Pastora Gabriela Lio, Federazione Donne Evangeliche in Italia.
La seconda parte del convegno prevede una tavola rotonda a cui parteciperanno
Flavio Lotti, Tavola della Pace; Abbadessa Madre Noemi, Benedettine di Sant’Anna di Bastia Umbra; Letizia De Torre, past president Movimento Politico per l’Unità; Livia Ottolenghi, Giunta Unione Comunità Ebraiche Italiane; Loredana Teodorescu, WIIS  (Women in International Security); Rossella Miccio, presidente Emergency.

Quando la Patria chiama

Copertina del libro scritto da Giancarlo Scoccia e Alessandro Piobbico

(il libro, edito nel 2010 è oramai fuori commercio)

Giancarlo Scoccia: Giornalista di Perugia, corrispondente de “Il Tempo” e Redattore de “La Voce”, per molti anni Direttore Responsabile della Rivista “L’Ingegnere Umbro” edita dall’Ordine degli Ingegneri di Perugia

Alessandro Piobbico: Ingegnere e giornalista, per molti anni Segretario di Redazione e Redattore della Rivista “L’Ingegnere Umbro”

Transumano e Postumano

Civiltà Cattolica, prestigiosa rivista dei Gesuiti, da sempre é attenta ai cambiamenti umani e tecnologici che stiamo vivendo. A riguardo ne è testimonianza l’ultimo contributo di Giovanni Cucci, nell’ultimo numero del quindicinale. In questo caso si parla delle implicazioni che la tecnologia ha nei confronti dell’essere umano, tanto da essere oramai da molti anni coniata la parola Transumano (transumanesimo) e Postumano (postumanesimo).

Robot allo specchio

“Essere o non essere?” Chissà se il robot in questione – guardandosi allo specchio – avrà pronunciato questa frase? Crediamo proprio di no!
Ma la notizia riportata dall’ANSA, in cui un robot è in grado di guardarsi allo specchio e crearsi un’immagine del proprio corpo partendo da zero, è sensazionale. La fonte è della rivista Science Robotics, in cui viene spiegato che è stato sviluppato dal gruppo della Columbia University di New York coordinato da Hod Lipson un robot che grazie alla Intelligenza Artificiale è in grado di “riconoscersi” allo specchio. Per gli esseri umani – e i bambini lo imparano già a un anno di età – l’autocoscienza del proprio corpo si mette in atto ogni volta che ci si muove o quando si devono fare movimenti complessi.

Per noi il processo è possibile grazie a una sorta di visualizzazione di sè stessi che si apprende nel tempo, con l’esperienza, cadendo e rialzandosi, osservando gli altri e guardandosi allo specchio. Qualcosa di analogo sono riusciti a far fare i ricercatori americani, con un braccio robotico, il meccanismo privo di dati sulla propria forma è stato circondato da 5 videocamere e per 3 ore si è mosso in tutti i modi possibili. I dati dei movimenti e quelli delle telecamere sono poi stati analizzati e messi in correlazione dalla sua intelligenza artificiale, una rete deep neural dalla quale ha preso “consapevolzza” del proprio corpo, senza alcun intervento umano.
Una volta auto-istruito il robot è stato capace in autonomia di toccare oggetti evitando di urtarne altri e ci è riuscito anche quando i ricercatori inducevano malfunzionamenti ad alcuni dei suoi snodi.

Questa forma di consapevolezza è fondamentale perché i robot possano davvero imparare a interagire con l’ambiente che li circonda e che, secondo Lipson, “è una forma primitiva di autocoscienza”. Ovviamente, ha precisato, è molto “banale rispetto a quella degli esseri umani, ma da qualche parte bisogna cominciare”.

Sicuramente si tratta di un passo in avanti importante per i futuri robot che dovranno essere capaci di interagire in modo naturale con l’ambiente che li circonda.

Il cielo dei poeti, i poeti del cielo


La letteratura ha sempre associato gli astri alle divinità (vedi Dante). la rivoluzione copernicana ha cambiato tutto (vedi Leopardi, ma anche Pascoli…)

In letteratura, gli astri compaiono sin dai testi antichi collegati a divinità(Mercurio, Venere, Marte…) e inseriti in un ordine cosmico da decifrare. Dante,che era convinto che, pianeti e Sole a parte, le stelle fossero fisse in un unico cielo, non vuole soltanto rivederle uscendo dall’Inferno, ma vuole ascendere per comprenderle e per poter poi inserirsi nel movimento d’amore che le fa ruotare, assieme al sole, per il desiderio di unirsi a Dio.

Ma con la svolta copernicana la Terra perde il suo posto centrale nell’universo e gli astri non hanno più un senso proprio: «Che fai tu, luna, in ciel?», si chiede Giacomo Leopardiattraverso la semplice e terribile domanda di un pastore che vaga in Asia con il suo gregge, e in effetti a dubbi profondi come questi tenta di rispondere molta letteratura romantica e moderna, a volte creando nuovi miti che partono non dalle storie antiche o dall’astrologia, bensì dalle osservazioni scientifiche più recenti, per trovare però un significato ancora nascosto.

Così ha fatto Giovanni Pascoliin un suo poemetto intitolato Il ciocco, compreso nella raccolta dei Canti di Castelvecchio (1903). Nella sua prima parte ci troviamo in Garfagnana mentre, durante una veglia contadina, viene bruciato un grande pezzo di legno con un formicaio: e si parla della comunità delle formiche come di un microcosmo. Nella seconda, uscendo all’aperto nella stessa limpida notte di novembre, il poeta vede che il cielo brilla «d’un infinito riscintillamento» e comincia a immaginarsi la Terra come piccola sfera lanciata a velocità folle, e poi il Sole, la Galassia, insomma il macrocosmo inteso come uno scenario immenso in cui compaiono «lampi dalle freccie de’ sagittari» o «guizzi dalle corde/ delle aeree lire». Pascoli conosceva le opere dell’astronomo e divulgatore francese Camille Flammarion, tuttavia non rinuncia ad animare l’Universo di nuove componenti mitologiche, insomma a ridare una vita immaginaria a quello che, altrimenti, sarebbe solo uno sterminato territorio di morte. Proprio come in un ciocco si possono trovare esistenze piccole ma meravigliose, così nello spazio siderale si possono trovare le tracce della fantasia umana, che ha dato il nome di Leone o di Orsa a gruppi di stelle, magari lontanissime tra di loro. E il poeta-fanciullino, capace di seguire l’immaginazione più pura, può riuscire nell’impresa di cogliere un legame tra la nostra capacità di fantasticare e l’intima costituzione dell’universo.

Ma un secolo dopo, nelle due poesie intitolate Supernove e pubblicate nel 2008 in Pitture nere su carta, un altro grande poeta da poco scomparso, Mario Benedetti,ci presenta invece uno spazio privo di miti. Una stella che esplode è descritta come «grande nube. Bianca, fucsia. Bianchi,/ innumeri frammenti nel nero», perché non ci sono esseri soprannaturali ad abitare l’universo. Resta la possibilità di leggere l’oscuro arabesco che è adesso il cielo, osservato attraverso i super-telescopi, tuttavia non abbiamo codici specifici per interpretarlo. Benedetti prova a farlo citando e scomponendo versi del Paradiso dantesco, ma il risultato è che, nella profondità del cosmo, non sappiamo più trovare nessun segnale divino. Almeno per ora, a noi giunge solo un’«eco di luce che non da sé è vera».