100 anni dalla nascita di Don Milani

Ricorrono oggi i 100 anni dalla nascita di Don Milani, era nato il 27 maggio 1923, a Firenze, don Lorenzo Milani, “uno di quegli uomini che per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la logica stringente si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione” – sosteneva Gesualdi, uno dei “suoi ragazzi” e che continua il suo messaggio. Don Milani è stato sacerdote e maestro perchè convinto che la mancanza di cultura era un ostacolo all’evangelizzazione e all’elevazione sociale e civile del suo popolo. “Il Centenario della nascita di don Lorenzo Milani non può essere una celebrazione storica scontata – afferma il presidente dell’Istituzione culturale don Milani, Leandro Lombardi -, ma vogliamo che diventi un’occasione per riscoprire quanto il suo messaggio sia più attuale che mai, ci aiuti a capire il nostro tempo e a trovare nuove soluzioni per i nostri”. Il Comitato nazionale per il Centenario della nascita del priore, costituito nel dicembre 2022 per iniziativa della Fondazione don Lorenzo Milani, dell’Istituzione don Lorenzo Milani di Vicchio, il comune in cui si trova Barbiana, dell’Associazione di Volontariato Gruppo don Lorenzo Milani di Calenzano, e che gode dell’Alto Patronato del presidente della Repubblica, ha lavorato proprio perché l’anniversario possa promuovere soprattutto l’approfondimento e la riflessione sull’attualità dell’esperienza del priore con l’ambizione di sollecitare, ispirato dalla sua figura, un impegno diffuso per la realizzazione di un futuro più giusto per tutti. Maestro quindi, insegnante di vita, soprattutto per gli ultimi come diceva lui; famosa è rimasta la frase “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” a significare che chi ha bisogno di attenzioni, ha bisogno di maggiori attenzioni. Nel maggio del 1967 esce per la piccola casa editrice fiorentina LEF un libro dal titolo Lettera a una professoressa. L’hanno scritto don Lorenzo Milani e gli alunni della scuola di Barbiana, una canonica del Mugello a pochi chilometri da Firenze. Un luogo sperduto dell’Appennino, afflitto, ancora negli anni del miracolo economico, dalla miseria e dall’arretratezza. Un luogo di esilio dove don Milani è arrivato il 7 dicembre del 1954, a 31 anni. Niente acqua, né luce, né una strada per arrivarci. Ci vivevano quaranta anime. Il libro nasceva sulla necessità di riformare il sistema educativo, che sfocerà nelle grandi battaglie per la scuola degli anni settanta con una riflessione sulla autorità degli insegnanti, della voglia di studiare dei ragazzi, dello stare in disparte dei genitori, come l’inizio, insomma, di quello che sarà chiamato “donmilanismo”. Su Lettera a una professoressa si fanno seminari in tutte le università occupate, nel ’68 diventa uno spettacolo teatrale contro l’autoritarismo. Gli insegnanti lo usano per sperimentare nuove forme di didattica, nascono scuole popolari ispirate all’esperienza di Barbiana. Gianni Rodari e il Movimento di cooperazione educativa gli dedicano scritti e riflessioni. Tutti coloro che hanno a cuore il problema dell’educazione si confrontano con Lettera a una professoressa. Molti dimenticano che il libro riguarda la scuola dell’obbligo e non il liceo o l’università. La questione dell’obbligo scolastico è più di ogni altra la cartina di tornasole di ogni sistema che voglia dirsi democratico. Forte è anche il tema dell’inclusione di tutti i ragazzi, e per il Prete di Barbiana, l’attenzione va rivolta a quei ragazzi problematici, bisognosi, poveri che vengono posti al margine dalla società e dalle famiglie. Un esempio didattico che grazie alle maestre e ai maestri che trasformano la scuola primaria italiana, e grazie ai linguisti che colgono l’originalità radicale dell’esperienza di Barbiana: il cuore della lettera e di tutto l’insegnamento di don Milani non sta nel non bocciare, o nel disobbedire, quanto nel ben più impegnativo dare tutti gli usi della parola a tutti. Un prete progressista potremmo dire. “La scuola siede tra il passato e il futuro”, scrive don Lorenzo Milani, “e deve averli presenti entrambi”.

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Prof. Alessandro Piobbico

La Matematica come medicina. Forse, anzi; perché no?

La Matematica come ossessione

Platone fu tra i primi a ipotizzare che gli esseri umani abbiano innate capacità matematiche. Ne dialogo Menone, con una serie di semplici domande, Socrate aiuta un ragazzo non istruito a enunciare il Teorema di Pitagora. Socrate realizza che il ragazzo aveva sempre avuto una conoscenza innata del teorema e le domande lo avevano aiutato a esprimerla. Questo è il cosidetto “metodo socratico“, che va sotto il nome di maiuetica.

Ma se i problemi matematici (e la loro comprensione/risoluzione) permettesse di migliorare la fiducia in se stessi?
Quella che viene definita “ansia per la matematica” o “ansia dei numeri” non è solo una paranoia di studenti e genitori, ma è stata oggetto di studio e ricerca da diversi decenni di matematici e neurologici, ma anche di chi si occupa di didattica.

Da una parte l’esperienza insegna che la matematica crea frustrazione; gli insegnanti di matematica sono i più “odiati”, o semplicemente temuti; dall’altra, in ambito scientifico sembra ampiamente accettato che le scarse prestazioni matematiche compromettono la fiducia in se stessi e l’autostima. Vi sono anche studi che hanno trovato prove di una relazione tra genere sessuale e ansia per la matematica, con il genere femminile che tende a segnalare livelli di ansia più elevati rispetto ai maschi. Anche la genetica, l’età e la cultura possono essere associate all’ansia per la matematica, comunque in questi ultimi decenni si registra un aumento di ingressi del genere femminile nelle facoltà scientifiche.

I ricercatori concordano sulla necessità di interventi volti a ridurre l’ansia per la matematica e migliorare le prestazioni degli studenti e delle studentesse in matematica.

Alcuni studi di ricerca, infine, hanno dimostrato che i bambini con autismo mostrano modelli unici di attivazione cerebrale quando sono impegnati a risolvere problemi matematici.

Nel Giugno 2022, in occasione del Simposio internazionale sull’Educazione IAFOR di Parigi , si è cercato di analizzare il possibile effetto terapeutico dell’impegnarsi in problemi matematici ben concepiti per migliorare la fiducia in se stessi, specialmente in adolescenti o adulti che soffrono di disturbi mentali. Una sorta di matematico-terapia dedicata allo sviluppo di buone pratiche per insegnare e apprendere efficacemente la matematica, incoraggiando il problem solving e le attitudini personali. Tanto per fare un esempio concreto, il lavoro di squadra nella competizione Matematica senza frontiere offre l’esempio di quesiti matematici pratici, ben posti, alla portata di tutti, che coinvolgono il lavoro di squadra.

L’idea è quindi spostare l’obiettivo dal miglioramento delle prestazioni in matematica al miglioramento della fiducia in se stessi degli studenti. Esistono diverse strategie che potrebbero essere utilizzate per raggiungere questo scopo, tra cui:

  • incoraggiare un ambiente di classe positivo e solidale, creando un senso di sicurezza e accettazione. Ciò può essere ottenuto attraverso l’uso di rinforzi positivi, strategie di gestione della classe e fornendo opportunità agli studenti di lavorare in modo collaborativo.
  • affrontare le idee sbagliate sulla matematica: molti studenti che provano ansia per la matematica lo fanno perché credono di non essere “persone di matematica” o di non essere in grado di capire la matematica. Affrontando questi preconcetti e fornendo agli studenti il ​​supporto e le risorse necessarie, possono iniziare a vedere la matematica come una materia in cui avere successo
    fornire un’istruzione differenziata che dia a studenti diversi, diversi modi di apprendere e praticare la matematica in base alle loro esigenze e capacità individuali
  • uso della tecnologia come la realtà virtuale, un approccio divertente e l’apprendimento adattivo può aiutare gli studenti a praticare la matematica in modo divertente e interattivo, può ridurre la loro ansia
  • sviluppo professionale per gli insegnanti: fornire agli insegnanti opportunità di sviluppo professionale per conoscere le ultime ricerche sull’ansia da matematica e strategie efficaci per affrontarla può aiutarli a sostenere meglio i loro studenti.

Ridurre l’ansia per la matematica è un processo graduale e potrebbe richiedere una combinazione di diverse strategie e uno sforzo costante nel tempo. Il progetto presentato al Simposio è stato anche più ambizioso, immaginando che la matematico-terapia possa essere utile a persone con disturbi mentali o difficoltà di relazioni, come accade nel caso dell’autismo. Se infatti questa disciplina riesce ad attivare percorsi cerebrali privilegiati, forse può accadere anche negli studenti o in giovani adulti che abbiano esperienza di difficoltà mentali o scarsa autostima a livelli patologici. In queste situazioni, vengono spesso offerti corsi di arti varie come disegno o musica; si parla anche di pet-therapy. Qui si propone una mathematics therapy che, se completa, potrebbe fornire anche un titolo di studio o un percorso di reinserimento nel tessuto sociale attraverso le competenze legate al ragionamento logico-matematico.

Quindi in un futuro mondo possibile, potremmo assistere al consiglio di un Medico al suo Paziente: “Per curare la sua ansia, le propongo questi esercizi e quiz matematici!”

Prof. Alessandro Piobbico (docente di Fisica)

Gli alunni del Centro scelgono i licei, nel Nord-Est le scuole tecniche

Orientamento scolastico

Lo scenario dell’orientamento scolastico nel nostro Paese è al centro del Salone Orientamenti di Genova, organizzato dalla Regione Liguria, che si è aperto il 15 novembre ai Magazzini del Cotone del Porto Antico e si chiuderà giovedì 17. Quello che è diventato ormai uno degli appuntamenti di riferimento per il mondo della scuola e del lavoro propone, in questa 27^ edizione, 350 eventi in presenza e online e 800 testimonial, ospita 140 espositori, 84 aziende che offrono quasi 1.000 opportunità di lavoro alle migliaia di studenti che parteciperanno con la guida di 400 coetanei chiamati “bussole”.

I ragazzi del Centro Italia sono attratti dai licei, quelli del Nord Est puntano sugli istituti tecnici, mentre quelli di Emilia-Romagna, Puglia, Basilicata e Liguria optano per i professionali.

“Orientamenti – ha commentato il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – è un’occasione fondamentale in cui si parla di futuro dei nostri giovani, di lavoro, di crescita e di tutto quello di cui l’Italia ha bisogno. Il Salone è un benchmark nazionale nel settore della formazione e dell’orientamento perchè in queste sale costruiamo l’infrastruttura più importante del Paese: testa, volontà e cuore dei ragazzi che saranno il motore dell’Italia nei prossimi anni”.

Il Lazio detiene il primato italiano di studenti iscritti nei licei (63,4%) soprattutto scientifico, seguito da linguistico e scienze umane che ha superato anche il classico. In seconda posizione l’Abruzzo (57,9%) e in terza l’Umbria (55,5%). Veneto (42,8%) ed E-Romagna (44,2%) agli ultimi due posti per la scelta dei licei a fronte di una media nazionale del 51%. Di contro i ragazzi veneti si iscrivono più che altrove negli istituti tecnici: 38,6%, quasi 7 punti percentuali oltre la media italiana (31,7%) e su livelli di poco inferiori FVG (37,3%) e Lombardia (36,2%). Lazio (25%) e Campania (27,3%) le regioni con meno iscritti. Sul fronte dei professionali la leadership spetta all’E-Romagna: 20,3% degli iscritti. Al di sopra delle media italiana (17,3%) anche Puglia (19,4%), Basilicata (19,3%) e Liguria (18,7%).

In Italia si contano 128 ITS (Istituti Tecnici Superiori) distribuiti in tutta la Penisola. Ai ragazzi presenti al Salone è stato raccontato con testimonianze dirette l’universo degli ITS e delle opportunità che offrono. A parlane con i ragazzi Ilaria Cavo, ex assessore regionale all’istruzione e formazione della Regione Liguria, il vice presidente di Confindustria Giovanni Brugnoli, gli assessori regionali del Lazio Claudio Di Berardino, della Toscana Alessandra Nardini e Marco Scajola, assessore alla formazione e orientamento della Regione Liguria.

“Possiamo dire che mai come oggi – afferma Guido Torrielli, presidente della Rete ITS Italy – è davvero il tempo degli ITS. La recente riforma ha creato le condizioni per uno sviluppo del sistema di formazione tecnica post-diploma. Grazie al lavoro che stiamo svolgendo siamo fiduciosi di poter dare agli Istituti gli strumenti indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi fissati, a partire da quello dei 44 mila iscritti nel 2026”.

“Quello sugli ITS – ha commentato l’assessore alla Formazione e all’Orientamento di Regione Liguria Marco Scajola – è un approfondimento che abbiamo fortemente voluto in questa edizione di Orientamenti perchè i numeri dimostrano il successo e il valore che portano alle persone e al mondo del lavoro grazie all’alto contenuto tecnologico e innovativo dei corsi e a un modello basato sulla collaborazione tra imprese, scuola e università”.

Nasce in Italia il primo Liceo digitale

Alunni con dotazioni digitali per la didattica

Nasce in Italia il primo liceo digitale, un particolare indirizzo di studi in collaborazione tra Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine, Leonardo e il ministero dell’Istruzione.
Il progetto nasce per realizzare il Piano Nazionale Scuola Digitale, che chiede agli istituti di sviluppare nei curricula scolastici anche le competenze digitali oggi indispensabili.
L’altra motivazione che ha portato alla nascita del liceo digitale è la cooperazione fra competenze scientifiche e umanistiche, fondamentali per creare figure che sappiano comprendere il mondo e gestire gli strumenti che saranno sempre più richieste sul lavoro.

La prima classe del liceo sarà composta da 30 studenti.

Il liceo digitale è una importante innovazione nel sistema Education – ha affermato durante la cerimonia il Presidente di Fondazione Leonardo, Luciano Violante – che ha l’obiettivo di formare giovani con competenze adeguate al mondo digitale. Il Liceo è stato ideato e progettato da Fondazione Leonardo-CdM; sostenuto con tenacia e generosità dal Ministro Bianchi, dalle direzioni del Ministero, dai vertici e dai tecnici di Leonardo, dagli insegnanti e dalla dirigente dell’Istituto Matteucci. Confidiamo che il nuovo governo possa continuare su questa strada anche per colmare il nostro deficit di competenze digitali, dal momento che mancano più di un milione di esperti”.

Nasce il primo liceo digitale italiano: come funziona il percorso di studi

I primi trenta alunni di questo percorso scolastico studieranno matematica, informatica, fisica e le altre materie più tradizionali, in combinazione con altre più innovative come intelligenza artificiale e robotica, e discipline filosofiche e umanistiche, che contribuiranno a sviluppare negli studenti un pensiero più completo sulle implicazioni etiche, economiche e sociali legate allo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale.

Nel biennio gli esperti di Leonardo collaboreranno con i docenti sulla formazione e l’insegnamento dell’intelligenza artificiale, sia per le tematiche tecniche sia per gli aspetti di natura umanistica.

Negli ultimi tre anni gli studenti potranno invece realizzare progetti specifici di intelligenza artificiale sempre grazie all’affiancamento di un tutor di Leonardo, parallelamente a uno stage formativo in azienda.

“Il liceo digitale è una importante innovazione nel sistema Education – ha affermato ancora il presidente di Fondazione Leonardo, Luciano Violante – che ha l’obiettivo di formare giovani con competenze adeguate al mondo digitale. Confidiamo che il nuovo governo possa continuare su questa strada anche per colmare il nostro deficit di competenze digitali, dal momento che mancano più di un milione di esperti”.

“Il compito di un’azienda come Leonardo, che ha puntato con forza sulla convergenza tra manifattura e digitale, è oggi quello di sostenere una innovazione condivisa con mondo dell’impresa, centri di ricerca, scuola e università – ha aggiunto il presidente di Leonardo, Luciano Carta -. Ecco perché la nostra azienda, nel 2021, ha attivato 776 percorsi formativi tra stage, programmi di apprendistato, tirocini e alternanza scuola-lavoro. Per lo stesso motivo numerosi dipendenti di Leonardo si sono impegnati in più di 1.400 ore di docenza in quattro istituti tecnici superiori italiani”.

“Ci mancano mille tecnici digitali, voi sarete alcuni di questi tecnici“, ha detto ai ragazzi il presidente della Fondazione, Luciano Violante, presentando l’iniziativa nella scuola.

“Per supportare la transizione digitale e sviluppare le tecnologie del futuro – ha chiosato l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo – occorre investire nelle competenze e nel potenziamento della formazione. Un compito a cui Leonardo contribuisce da sempre attraverso la diffusione di una cultura”.

Alessandro Piobbico

Scienza & Ricerca: il futuro dell’Italia

Sono queste le parole d’ordine del Piano quinquennale 2023-2027 per la Ricerca Pubblica firmato da un gruppo di scienziati di cui molti esponenti della prestigiosa Accademici dei Lincei.

Giovani ricercatori

Il fisico e accademico Ugo Amaldi, il matematico e direttore della Scuola Normale di Pisa, Luigi Ambrosio accademico dei Lincei, il fisico e accademico dei Lincei Luciano Maiani e l’immunologa e docente della Sapienza Angela Santoni hanno infatti diffuso oggi un testo che è il punto di arrivo di un processo iniziato con l’Appello al Governo e al Parlamento del marzo 2021. L’Appello di marzo era stato firmato da Ugo Amaldi, Angela Bracco, Cinzia Caporale, Luisa Cifarelli, Daniela Corda, Paolo De Bernardis, Massimo Inguscio, Massimo Livi-Bacci, Luciano Maiani, Alberto Mantovani, Giorgio Parisi, Alberto Quadrio Curzio, Angela Santoni, Lucia Votano, affinché fossero utilizzati con intelligenza e lungimiranza i fondi del Pnrr. “Grazie alla disponibilità del Governo e del Parlamento, che hanno saputo ascoltare pareri e suggerimenti del mondo scientifico, la ricerca pubblica italiana ha, dopo molti anni, fondi e possibilità di progettare per il medio termine. Ma cosa accadrà a più lungo termine quando nel 2026 i fondi del Pnrr saranno finiti?” si chiedono gli scienziati. Anche per rispondere a questa domanda, nel marzo 2022, ricordano, è stato istituito dal Mur un Tavolo Tecnico per la Ricerca Fondamentale coordinato da Luigi Ambrosio. Nel Rapporto finale – dal titolo Proposte del Tavolo tecnico per la Strategia italiana in tema di ricerca fondamentale – sono formulate proposte concrete per finanziare soltanto progetti scientifici di qualità, aumentare il numero di ricercatori, dando loro sicurezza di futuro e strumentazioni adeguate, e rendere più meritocratici i criteri di assegnazione delle risorse. “Queste proposte sono basate sulle richieste economiche presentate e giustificate nel Piano quinquennale 2023-2027 per la Ricerca Pubblica, che viene ora reso pubblico affinché entri a far parte del dibattito sociale e politico” annunciano Amaldi, Ambrosio, Maiani e Santoni.

Robot allo specchio

“Essere o non essere?” Chissà se il robot in questione – guardandosi allo specchio – avrà pronunciato questa frase? Crediamo proprio di no!
Ma la notizia riportata dall’ANSA, in cui un robot è in grado di guardarsi allo specchio e crearsi un’immagine del proprio corpo partendo da zero, è sensazionale. La fonte è della rivista Science Robotics, in cui viene spiegato che è stato sviluppato dal gruppo della Columbia University di New York coordinato da Hod Lipson un robot che grazie alla Intelligenza Artificiale è in grado di “riconoscersi” allo specchio. Per gli esseri umani – e i bambini lo imparano già a un anno di età – l’autocoscienza del proprio corpo si mette in atto ogni volta che ci si muove o quando si devono fare movimenti complessi.

Per noi il processo è possibile grazie a una sorta di visualizzazione di sè stessi che si apprende nel tempo, con l’esperienza, cadendo e rialzandosi, osservando gli altri e guardandosi allo specchio. Qualcosa di analogo sono riusciti a far fare i ricercatori americani, con un braccio robotico, il meccanismo privo di dati sulla propria forma è stato circondato da 5 videocamere e per 3 ore si è mosso in tutti i modi possibili. I dati dei movimenti e quelli delle telecamere sono poi stati analizzati e messi in correlazione dalla sua intelligenza artificiale, una rete deep neural dalla quale ha preso “consapevolzza” del proprio corpo, senza alcun intervento umano.
Una volta auto-istruito il robot è stato capace in autonomia di toccare oggetti evitando di urtarne altri e ci è riuscito anche quando i ricercatori inducevano malfunzionamenti ad alcuni dei suoi snodi.

Questa forma di consapevolezza è fondamentale perché i robot possano davvero imparare a interagire con l’ambiente che li circonda e che, secondo Lipson, “è una forma primitiva di autocoscienza”. Ovviamente, ha precisato, è molto “banale rispetto a quella degli esseri umani, ma da qualche parte bisogna cominciare”.

Sicuramente si tratta di un passo in avanti importante per i futuri robot che dovranno essere capaci di interagire in modo naturale con l’ambiente che li circonda.

Il cielo dei poeti, i poeti del cielo


La letteratura ha sempre associato gli astri alle divinità (vedi Dante). la rivoluzione copernicana ha cambiato tutto (vedi Leopardi, ma anche Pascoli…)

In letteratura, gli astri compaiono sin dai testi antichi collegati a divinità(Mercurio, Venere, Marte…) e inseriti in un ordine cosmico da decifrare. Dante,che era convinto che, pianeti e Sole a parte, le stelle fossero fisse in un unico cielo, non vuole soltanto rivederle uscendo dall’Inferno, ma vuole ascendere per comprenderle e per poter poi inserirsi nel movimento d’amore che le fa ruotare, assieme al sole, per il desiderio di unirsi a Dio.

Ma con la svolta copernicana la Terra perde il suo posto centrale nell’universo e gli astri non hanno più un senso proprio: «Che fai tu, luna, in ciel?», si chiede Giacomo Leopardiattraverso la semplice e terribile domanda di un pastore che vaga in Asia con il suo gregge, e in effetti a dubbi profondi come questi tenta di rispondere molta letteratura romantica e moderna, a volte creando nuovi miti che partono non dalle storie antiche o dall’astrologia, bensì dalle osservazioni scientifiche più recenti, per trovare però un significato ancora nascosto.

Così ha fatto Giovanni Pascoliin un suo poemetto intitolato Il ciocco, compreso nella raccolta dei Canti di Castelvecchio (1903). Nella sua prima parte ci troviamo in Garfagnana mentre, durante una veglia contadina, viene bruciato un grande pezzo di legno con un formicaio: e si parla della comunità delle formiche come di un microcosmo. Nella seconda, uscendo all’aperto nella stessa limpida notte di novembre, il poeta vede che il cielo brilla «d’un infinito riscintillamento» e comincia a immaginarsi la Terra come piccola sfera lanciata a velocità folle, e poi il Sole, la Galassia, insomma il macrocosmo inteso come uno scenario immenso in cui compaiono «lampi dalle freccie de’ sagittari» o «guizzi dalle corde/ delle aeree lire». Pascoli conosceva le opere dell’astronomo e divulgatore francese Camille Flammarion, tuttavia non rinuncia ad animare l’Universo di nuove componenti mitologiche, insomma a ridare una vita immaginaria a quello che, altrimenti, sarebbe solo uno sterminato territorio di morte. Proprio come in un ciocco si possono trovare esistenze piccole ma meravigliose, così nello spazio siderale si possono trovare le tracce della fantasia umana, che ha dato il nome di Leone o di Orsa a gruppi di stelle, magari lontanissime tra di loro. E il poeta-fanciullino, capace di seguire l’immaginazione più pura, può riuscire nell’impresa di cogliere un legame tra la nostra capacità di fantasticare e l’intima costituzione dell’universo.

Ma un secolo dopo, nelle due poesie intitolate Supernove e pubblicate nel 2008 in Pitture nere su carta, un altro grande poeta da poco scomparso, Mario Benedetti,ci presenta invece uno spazio privo di miti. Una stella che esplode è descritta come «grande nube. Bianca, fucsia. Bianchi,/ innumeri frammenti nel nero», perché non ci sono esseri soprannaturali ad abitare l’universo. Resta la possibilità di leggere l’oscuro arabesco che è adesso il cielo, osservato attraverso i super-telescopi, tuttavia non abbiamo codici specifici per interpretarlo. Benedetti prova a farlo citando e scomponendo versi del Paradiso dantesco, ma il risultato è che, nella profondità del cosmo, non sappiamo più trovare nessun segnale divino. Almeno per ora, a noi giunge solo un’«eco di luce che non da sé è vera».

L’Animatore Digitale

L’Animatore Digitale è la figura prevista dal Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD): è un docente di ruolo con spiccate capacità organizzative con il compito di seguire, per il prossimo triennio, il processo di digitalizzazione della scuola di appartenenza.

L’Animatore digitale è chiamato ad organizzare attività e laboratori per formare la comunità scolastica sui temi del PNSD; a individuare soluzioni metodologiche e tecnologiche sostenibili (ambienti di apprendimento integrati, biblioteche multimediali, ammodernamento di siti internet, etc.); a lavorare per la diffusione di una cultura digitale condivisa tra tutti i protagonisti del mondo dell’istruzione, stimolando soprattutto la partecipazione e la creatività degli studenti.

Il Team per l’innovazione digitale, costituito da 3 docenti, ha la funzione di supportare e accompagnare l’innovazione didattica nelle istituzioni scolastiche e l’attività dell’Animatore digitale.

Team per l’innovazione digitale e figure di coordinamento, avvio attività formative

Il MIUR, con le note n. 4604 e 4605 del 03/03/2016:

indicazioni per le attività formative del personale scolastico nell’ambito del PNSD e per l’organizzazione e coordinamento delle stesse.

Il MIUR, con le note n. 4604 e 4605 del 03/03/2016:

indicazioni per le attività formative del personale scolastico nell’ambito del PNSD e per l’organizzazione e coordinamento delle stesse.

Percorsi formativi previsti
  • Formazione degli animatori digitali (azione #28 del PNSD), finanziata con le risorse previste dal D.M. n.435 del 2015;
  • Formazione del team per l’innovazione digitale (azione #25 del PNSD), finanziata con le risorse previste dal D.M. 762/2014;
  • Formazione per l’innovazione didattica e organizzativa del personale scolastico: dirigenti scolastici, direttori dei servizi generali e amministrativi (di seguito, DSGA), personale amministrativo e tecnico, docenti (azione #25 del PNSD) e assistenti tecnici (che andranno a costituire i Presidi di pronto soccorso tecnico per le scuole del primo ciclo – azione #26 del PNSD), finanziata con le risorse PON “Per la Scuola” 2014-2020;
  • Esperienze di alta formazione all’estero per dirigenti scolastici e docenti e la mobilità Erasmus+ per gli animatori digitali.