
Platone fu tra i primi a ipotizzare che gli esseri umani abbiano innate capacità matematiche. Ne dialogo Menone, con una serie di semplici domande, Socrate aiuta un ragazzo non istruito a enunciare il Teorema di Pitagora. Socrate realizza che il ragazzo aveva sempre avuto una conoscenza innata del teorema e le domande lo avevano aiutato a esprimerla. Questo è il cosidetto “metodo socratico“, che va sotto il nome di maiuetica.
Ma se i problemi matematici (e la loro comprensione/risoluzione) permettesse di migliorare la fiducia in se stessi?
Quella che viene definita “ansia per la matematica” o “ansia dei numeri” non è solo una paranoia di studenti e genitori, ma è stata oggetto di studio e ricerca da diversi decenni di matematici e neurologici, ma anche di chi si occupa di didattica.
Da una parte l’esperienza insegna che la matematica crea frustrazione; gli insegnanti di matematica sono i più “odiati”, o semplicemente temuti; dall’altra, in ambito scientifico sembra ampiamente accettato che le scarse prestazioni matematiche compromettono la fiducia in se stessi e l’autostima. Vi sono anche studi che hanno trovato prove di una relazione tra genere sessuale e ansia per la matematica, con il genere femminile che tende a segnalare livelli di ansia più elevati rispetto ai maschi. Anche la genetica, l’età e la cultura possono essere associate all’ansia per la matematica, comunque in questi ultimi decenni si registra un aumento di ingressi del genere femminile nelle facoltà scientifiche.
I ricercatori concordano sulla necessità di interventi volti a ridurre l’ansia per la matematica e migliorare le prestazioni degli studenti e delle studentesse in matematica.
Alcuni studi di ricerca, infine, hanno dimostrato che i bambini con autismo mostrano modelli unici di attivazione cerebrale quando sono impegnati a risolvere problemi matematici.
Nel Giugno 2022, in occasione del Simposio internazionale sull’Educazione IAFOR di Parigi , si è cercato di analizzare il possibile effetto terapeutico dell’impegnarsi in problemi matematici ben concepiti per migliorare la fiducia in se stessi, specialmente in adolescenti o adulti che soffrono di disturbi mentali. Una sorta di matematico-terapia dedicata allo sviluppo di buone pratiche per insegnare e apprendere efficacemente la matematica, incoraggiando il problem solving e le attitudini personali. Tanto per fare un esempio concreto, il lavoro di squadra nella competizione Matematica senza frontiere offre l’esempio di quesiti matematici pratici, ben posti, alla portata di tutti, che coinvolgono il lavoro di squadra.
L’idea è quindi spostare l’obiettivo dal miglioramento delle prestazioni in matematica al miglioramento della fiducia in se stessi degli studenti. Esistono diverse strategie che potrebbero essere utilizzate per raggiungere questo scopo, tra cui:
- incoraggiare un ambiente di classe positivo e solidale, creando un senso di sicurezza e accettazione. Ciò può essere ottenuto attraverso l’uso di rinforzi positivi, strategie di gestione della classe e fornendo opportunità agli studenti di lavorare in modo collaborativo.
- affrontare le idee sbagliate sulla matematica: molti studenti che provano ansia per la matematica lo fanno perché credono di non essere “persone di matematica” o di non essere in grado di capire la matematica. Affrontando questi preconcetti e fornendo agli studenti il supporto e le risorse necessarie, possono iniziare a vedere la matematica come una materia in cui avere successo
fornire un’istruzione differenziata che dia a studenti diversi, diversi modi di apprendere e praticare la matematica in base alle loro esigenze e capacità individuali - uso della tecnologia come la realtà virtuale, un approccio divertente e l’apprendimento adattivo può aiutare gli studenti a praticare la matematica in modo divertente e interattivo, può ridurre la loro ansia
- sviluppo professionale per gli insegnanti: fornire agli insegnanti opportunità di sviluppo professionale per conoscere le ultime ricerche sull’ansia da matematica e strategie efficaci per affrontarla può aiutarli a sostenere meglio i loro studenti.
Ridurre l’ansia per la matematica è un processo graduale e potrebbe richiedere una combinazione di diverse strategie e uno sforzo costante nel tempo. Il progetto presentato al Simposio è stato anche più ambizioso, immaginando che la matematico-terapia possa essere utile a persone con disturbi mentali o difficoltà di relazioni, come accade nel caso dell’autismo. Se infatti questa disciplina riesce ad attivare percorsi cerebrali privilegiati, forse può accadere anche negli studenti o in giovani adulti che abbiano esperienza di difficoltà mentali o scarsa autostima a livelli patologici. In queste situazioni, vengono spesso offerti corsi di arti varie come disegno o musica; si parla anche di pet-therapy. Qui si propone una mathematics therapy che, se completa, potrebbe fornire anche un titolo di studio o un percorso di reinserimento nel tessuto sociale attraverso le competenze legate al ragionamento logico-matematico.
Quindi in un futuro mondo possibile, potremmo assistere al consiglio di un Medico al suo Paziente: “Per curare la sua ansia, le propongo questi esercizi e quiz matematici!”
Prof. Alessandro Piobbico (docente di Fisica)