100 anni dalla nascita di Don Milani

Ricorrono oggi i 100 anni dalla nascita di Don Milani, era nato il 27 maggio 1923, a Firenze, don Lorenzo Milani, “uno di quegli uomini che per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la logica stringente si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione” – sosteneva Gesualdi, uno dei “suoi ragazzi” e che continua il suo messaggio. Don Milani è stato sacerdote e maestro perchè convinto che la mancanza di cultura era un ostacolo all’evangelizzazione e all’elevazione sociale e civile del suo popolo. “Il Centenario della nascita di don Lorenzo Milani non può essere una celebrazione storica scontata – afferma il presidente dell’Istituzione culturale don Milani, Leandro Lombardi -, ma vogliamo che diventi un’occasione per riscoprire quanto il suo messaggio sia più attuale che mai, ci aiuti a capire il nostro tempo e a trovare nuove soluzioni per i nostri”. Il Comitato nazionale per il Centenario della nascita del priore, costituito nel dicembre 2022 per iniziativa della Fondazione don Lorenzo Milani, dell’Istituzione don Lorenzo Milani di Vicchio, il comune in cui si trova Barbiana, dell’Associazione di Volontariato Gruppo don Lorenzo Milani di Calenzano, e che gode dell’Alto Patronato del presidente della Repubblica, ha lavorato proprio perché l’anniversario possa promuovere soprattutto l’approfondimento e la riflessione sull’attualità dell’esperienza del priore con l’ambizione di sollecitare, ispirato dalla sua figura, un impegno diffuso per la realizzazione di un futuro più giusto per tutti. Maestro quindi, insegnante di vita, soprattutto per gli ultimi come diceva lui; famosa è rimasta la frase “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” a significare che chi ha bisogno di attenzioni, ha bisogno di maggiori attenzioni. Nel maggio del 1967 esce per la piccola casa editrice fiorentina LEF un libro dal titolo Lettera a una professoressa. L’hanno scritto don Lorenzo Milani e gli alunni della scuola di Barbiana, una canonica del Mugello a pochi chilometri da Firenze. Un luogo sperduto dell’Appennino, afflitto, ancora negli anni del miracolo economico, dalla miseria e dall’arretratezza. Un luogo di esilio dove don Milani è arrivato il 7 dicembre del 1954, a 31 anni. Niente acqua, né luce, né una strada per arrivarci. Ci vivevano quaranta anime. Il libro nasceva sulla necessità di riformare il sistema educativo, che sfocerà nelle grandi battaglie per la scuola degli anni settanta con una riflessione sulla autorità degli insegnanti, della voglia di studiare dei ragazzi, dello stare in disparte dei genitori, come l’inizio, insomma, di quello che sarà chiamato “donmilanismo”. Su Lettera a una professoressa si fanno seminari in tutte le università occupate, nel ’68 diventa uno spettacolo teatrale contro l’autoritarismo. Gli insegnanti lo usano per sperimentare nuove forme di didattica, nascono scuole popolari ispirate all’esperienza di Barbiana. Gianni Rodari e il Movimento di cooperazione educativa gli dedicano scritti e riflessioni. Tutti coloro che hanno a cuore il problema dell’educazione si confrontano con Lettera a una professoressa. Molti dimenticano che il libro riguarda la scuola dell’obbligo e non il liceo o l’università. La questione dell’obbligo scolastico è più di ogni altra la cartina di tornasole di ogni sistema che voglia dirsi democratico. Forte è anche il tema dell’inclusione di tutti i ragazzi, e per il Prete di Barbiana, l’attenzione va rivolta a quei ragazzi problematici, bisognosi, poveri che vengono posti al margine dalla società e dalle famiglie. Un esempio didattico che grazie alle maestre e ai maestri che trasformano la scuola primaria italiana, e grazie ai linguisti che colgono l’originalità radicale dell’esperienza di Barbiana: il cuore della lettera e di tutto l’insegnamento di don Milani non sta nel non bocciare, o nel disobbedire, quanto nel ben più impegnativo dare tutti gli usi della parola a tutti. Un prete progressista potremmo dire. “La scuola siede tra il passato e il futuro”, scrive don Lorenzo Milani, “e deve averli presenti entrambi”.

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Prof. Alessandro Piobbico