L’energia nucleare quale volano nella transizione energetica

Risorse, competenze e sicurezza sulle energie nucleari per la transizione ecologica. Non solo mini reattori modulari e fissione, per l’Unione europea è arrivato il “momento giusto” per iniziare a discutere di una strategia in materia di fusione nucleare. “Si tratta di una nuova fonte di energia priva di carbonio, con il potenziale per diventare una parte potente del futuro mix energetico europeo”, di questo se ne è parlato al XXIV Congresso Nazionale CIRIAF, l’11 e 12 Aprile 2024 a Perugia, organizzato dal Centro Internuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento e sull’Ambiente “Mauro Felli” dell’Università degli Studi di Perugia. Aprendo l’incontro tra esperti dedicato all’energia da fusione nucleare quale volano per la transizione ecolaogica, si è fatto il punto sulla ricerca e prospettiva che vede l’Europa come un “ruolo di leader” in questo settore.

Un piano a cui guardano con attenzione anche i Paesi membri, a partire dalla Francia per arrivare all’Italia. Caduto ormai ogni tabù sul cosiddetto nucleare di ‘quarta generazione’ dei mini reattori, Bruxelles guarda all’energia pulita prodotta tramite fusione, che in sostanza replica il processo che alimenta il sole e le stelle sfruttando l’energia rilasciata quando due atomi si uniscono.

Al contrario della fissione – in cui gli atomi vengono ‘spezzati’ e con cui già vengono alimentare le centrali – il processo di fusione è difficile da replicare in maniera artificiale e la ricerca va finanziata. Servirà allora uno “stretto dialogo con le autorità di regolamentazione per garantire un elevato livello di sicurezza degli impianti di fusione e per rendere il contesto normativo più prevedibile per sviluppatori e operatori”, delineando i pilastri della futura strategia che arriverà sul tavolo della prossima Commissione europea.

Fissione e Fusione nucleare

Il focus è anche sulle competenze nel settore e sulle risorse, in particolare quelle private. E la parola d’ordine sarà la cooperazione internazionale: l’Ue già fa parte con Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Usa del progetto Iter – tra i più ambiziosi al mondo – per il quale ha stanziato 5,61 miliardi di euro fino al 2027 per dimostrare la “fattibilità scientifica e tecnologica” della fusione come futura fonte di energia. Il passo successivo sarà modellare una centrale elettrica a fusione e produrre elettricità. Non solo Bruxelles, anche diverse capitali tra i Ventisette stanno manifestando interesse a sviluppare i propri impianti.

“Dalla fusione può arrivare un grande contribuito alla decarbonizzazione, è una tecnologia cruciale”, ha evidenziato il prof. ing. Marco Enrico Ricotti, Ordinario di Impianti nucleari al Politecnico di Milano. Il rinato interesse per l’atomo di ultima generazione da parte dell’Italia è stato ribadito anche dall’Ing. Stefano Monti, Presidente Italian Nuclear Association & European Nuclear Society.

Si sta facendo molto anche per il nucleare, che rappresenta una energia pulita. Anche qui serve ricerca per combattere il cambiamento climatico.

Alessandro Piobbico